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Seconda sezione: La grecia conquista Roma
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"Una volta conquistata, la Grecia conquistò i suoi selvaggi vincitori, e portò le arti fra i contadini del Lazio": queste parole, citatissime, di Grazio descrivono molto bene l'attitudine dei Romani verso la cultura greca. La Grecia già nel II secolo a.C. è completamente assoggettata a Roma sul piano politico e militare: le città greche di Sicilia e Magna Grecia lo erano state anche prima, altre aree di cultura greca, da Pergamo ad Alessandria, vengono sottomesse dai Romani fra il II e il I secolo a.C. Ma per i Romani delle classi elevate, la cultura greca costituisce per secoli un costante punto di riferimento. Attratti irresistibilmente dall'arte greca, non solo per la funzione che gli oggetti d'arte potevano avere in templi, luoghi pubblici e dimore, ma specialmente nei suoi valori di bellezza e di eleganza, i Romani cercano di appropriarsene in varie forme.
Importazione e Collezionismo
Prima di tutto, moltissime opere d'arte greca vengono violentemente strappate alle città sconfìtte, ad esempio Siracusa nel 212 a.C. e Corinto nel 146 a.C. e portate come bottino di guerra a Roma, dove sfilano nelle processioni trionfali e sono poi esposte nei templi. Molti Romani delle classi più alte fanno inoltre a gara nel raccogliere nelle loro ville opere d'arte greca, dando vita a un collezionismo assai competitivo.
Artisti greci in Italia
Un altro modo di assicurarsi la presenza dell'arte greca in Italia, specialmente a Roma, è di offrire lavoro e commissioni ad artisti greci, che in gran numero si trasferiscono a Roma e vi impiantano le loro botteghe. Il mercato della capitale dell'impero è ormai assai più vivace di quello delle città greche e, in qualche caso, ad esempio a Rodi, crisi economiche e politiche di grande portata hanno addirittura quasi estinto la richiesta di opere d'arte. Gli scultori del Laocoonte, ad esempio, sono tre maestri di Rodi, che si trasferiscono a Roma dopo il crollo economico della madrepatria, e perciò della domanda d'arte, verso il 40 a.C. A volte, poi, le botteghe degli artisti greci si specializzano nella produzione di opere "all'antica", che si sforzano di riprodurre gli stili arcaici del VI secolo a.C. o quelli "classici" del V e del IV: una prima forma di canonizzazione dell'arte del passato, alla quale artisti e committenti cominciano a guardare con spirito retrospettivo e nostalgico.
L’industria delle copie
La spoliazione delle opere d'arte dalle città greche non può essere totale e, nonostante i numerosi approdi di originali greci a Roma e in Italia, la domanda di opere d'arte greca supera largamente l'offerta di originali. Le richiedono avidamente i singoli "collezionisti", ma anche i cittadini che desiderano per le loro case pochi pezzi da esibire come prova della loro cultura alla greca; molto richieste sono anche per l'arredo di edifici pubblici come terme e ginnasi, dove è prescritta una fitta decorazione di livello culturale alto, cioè necessariamente greco.
Nasce così l'industria delle copie. I grandi capolavori del passato, riconosciuti come tali anche perché citati con frequenza nei libri specializzati di "storia dell'arte" (che in Grecia si cominciano a scrivere già dal III secolo a.C.), vengono più o meno accuratamente copiati, spesso sulla base di calchi in gesso fatti sugli originali. Queste copie sono per noi preziosissime, perché spesso ci restituiscono l'aspetto generale di originali andati quasi tutti irrimediabilmente perduti.
Nella scelta delle opere d'arte greca che arredavano le loro città e le loro case, i Romani tendono a privilegiare valori, non solo formali ma etici, come l'energia e l'eleganza, la bellezza del corpo, la raffinatezza delle forme, la gioia di vivere; la maestà del divino e i caratteri e le espressioni del volto umano. L'arte greca nella quale la cultura romana ama rispecchiarsi assume in tal modo il significato di un deposito inesauribile di modalità narrative e rappresentative e, insieme, di un organico serbatoio di memoria culturale. Il mito greco viene non solo raccontato incessantemente, nella letteratura e sulla scena teatrale come nella decorazione domestica, ma diventa anche uno specchio in cui identificarsi: perciò i Romani amano sempre più farsi rappresentare nelle vesti di figure mitiche dell'antica Grecia, ma anche raccogliere in biblioteche pubbliche e private, in case e ville, gallerie di ritratti dei poeti e dei filosofi greci. La ricezione dell'arte greca finisce così col tradursi in un lento ma radicale cambiamento di funzione: statue e dipinti sono ormai primariamente ricercati per la loro bellezza e qualità, sono "oggetti d'arte" e come tali formano una parte essenziale della cultura romana. La Croccia capta - "Grecia conquistata" - ha davvero conquistato Roma e, attraverso la vastità del suo impero, è pronta a invadere l'Europa.
Tra le opere più importanti esposte in questa seconda sezione della mostra segnaliamo: la Testa colossale di Atena in marmo, dai Musei Vaticani, il Volto in avorio da Cesano, da Palazzo Massimo a Roma, le due Statua di efebo tipo Westmacott in marmo, dall'Antiquarium della Villa Papale di Castel Gandolfo e dai Musei Capitolini, la Statuetta di efebo portalampada in bronzo, dal Museo Archeologico di Napoli, la Statua di Antonia Minore come Venere Genitrice in marmo, da Baia, e la splendida Statua di Apollo da Piombino in bronzo, dal Louvre. E alcuni notevoli affreschi, come Affresco con scene dell'Odissea dai Musei Vaticani.
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Visite serali in esclusiva
E' possibile organizzare visite serali per gruppi o visite serali individuali in esclusiva, al di fuori degli orari di apertura al pubblico, per ammirare le eccezionali opere esposte in una cornice unica e di grande fascino. |
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