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Terza sezione: Nostalgia della Grecia
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La memoria dell'arte greca rimane ben viva anche nel Medio Evo: ma si tratta di una memoria più letteraria che monumentale. Nel grande naufragio della cultura e dell'arte antica dopo la fine dell'impero romano, vengono distrutte quasi tutte le sculture in marmo e in bronzo, le pitture, le decorazioni dei templi e degli edifici civili; e quello che si salva deve quasi sempre attendere molti secoli prima di tornare alla luce, per caso o dopo uno scavo. Scomparsi tutti i dipinti, sono soprattutto le sculture a tramandare l'arte antica: ma in quel poco che resta visibile nessuno riesce più a distinguere il greco dal romano. Cade invece in totale oblio la "grecità interna" dell'Italia, quella di Sicilia e Magna Grecia: persino i templi imponenti di Paestum e di Agrigento vengono dimenticati fino al Settecento. Quasi nessuno legge più il greco nell'Occidente europeo, ma gli autori latini, specialmente Plinio il Vecchio, rendono chiaro il primato dell'arte greca e l'alta considerazione in cui la tengono imperatori, senatori, intellettuali della Roma antica. Roma è per secoli fonte primaria, se non unica, di ogni scultura antica, e anzi nulla può nobilitare una statua quanto la sua provenienza da Roma: le "statue di Roma" divengono nel Cinquecento modello e misura del gusto per tutta Europa; alcune corti e alcuni luoghi, come il Cortile di Belvedere in Vaticano e la Tribuna degli Uffizi a Firenze, sono ammirati e imitati da tutti i sovrani, dalla Germania alla Spagna.
Le prime collezioni di antichità contengono anche qualche opera greca, di solito importata attraverso l'Adriatico e Venezia: già nel Quattrocento un italiano, Ciriaco d'Ancona, è il primo a viaggiare in Grecia con intento archeologico. Dell'arte greca si ha allora un'idea assai vaga: e accade ancora, come nel Medio Evo, che opere d'impronta greca siano intese come romane, per assimilarle all'aura dell'impero defunto, o che opere romane di particolare bellezza vengano senza ragione presentate come greche. Ma sulla scia delle fonti antiche, che si moltiplicano per la scoperta di nuovi manoscritti e per la crescente conoscenza del greco, si impara ad attribuire all'arte classica alcune qualità essenziali, degne di ammirazione e di imitazione: l'attenzione al corpo umano, la rappresentazione del nudo e l'eleganza dei panneggi, il senso dell'equilibrio e la misura delle proporzioni, la peculiare caratterizzazione dei ritratti, le raffinate modalità narrative e compositive dei rilievi.
Molte delle statue "greche" che emergono a Roma e altrove sono copie da originali perduti, ma lo si comprende molto tardi: "greche" si ritengono piuttosto, in mancanza di altri criteri, solo statue e rilievi con iscrizioni in greco o che rappresentino personaggi della storia e della cultura greca o miti greci. Si tratta invece, per la gran parte, di opere romane; ma la nostalgia dell'arte greca perduta, la cui eco riverbera dagli scritti di Plinio, di Cicerone, di Vitruvio, vale come uno stimolo potentissimo alla sua riscoperta. E' così che antiquari e archeologi italiani ed europei finiscono col comprendere che molte delle "statue di Roma" sono sì copie, ma vanno rivalutate introducendo nuovi metodi per "ricostruire", almeno mentalmente, gli originali perduti.
In questo contesto ricco e variato, importanti originali greci che approdano in Italia, ad esempio alcune sculture del Partenone, non hanno inizialmente dal Cinque al Settecento uno status speciale, ma si affiancano alle sculture di provenienza italiana. Solo coi grandi viaggi esplorativi fra Sette e Ottocento, con le campagne di acquisti di vasti cicli scultorei - trasferiti da Egina a Monaco, da Atene a Londra e, più tardi, da Pergamo a Berlino - e con il consolidarsi dell'archeologia "scientifica" nelle università, si impara a distinguere l'arte greca dalla romana e a ricostruirne lo sviluppo storico.
La prima guida su questa strada è l'opera del tedesco J.J.Winckelmann, che in Grecia non mette mai piede e che per intendere l'”essenza dell'arte greca" si fonda sulle fonti antiche e su una secolare cultura antiquaria tutta incentrata sulle "statue di Roma": ma in esse, con prodigioso intuito, riesce a cogliere lo spirito di quelle di Atene, la forza e le ragioni del Bello. La grazia, l'equilibrio, la misura, la naturalezza della rappresentazione e l'intensità dell'espressione divengono così criteri distintivi dell'arte greca, ma anche modello per quella neoclassica di un Thorvaldsen o di un Canova. La forza del bello anima le categorie estetiche della ricezione dell'arte classica, ma anche ne impone e guida la riscoperta, l'indicazione a modello per gli artisti, la ricostruzione e comprensione storica.
Tra le opere esposte nella terza sezione della mostra, tutte nelle Fruttiore di Palazzo Te, ricordiamo la Statua di Kore (cosiddetta "Abbondanza Crimani") e il Busto di Dioniso entrambi in marmo, dal Museo Archeologico di Venezia, la Statua del cosiddetto Idolino in bronzo con la sua base rinascimentale, dal Museo Archeologico di Firenze, la Testa dell'Erinni Ludovisi in marmo pentelico, dal Museo Nazionale Romano, reintegrata col suo Cuscino rinascimentale in marmo, conservato a Roma nella Curia Generalizia dell'Ordine di S. Agostino. Esposte inoltre alcune teste in diversi materiali: la Testa di Efestione in basalto, da Venezia, la Testa di Atleta (Apoxyomenos) in bronzo, da Forth Worth, Texas e rilievi, come il Rilievo con cavaliere da Pompei in marmo, da Pompei, ora ai Musei Vaticani. Tra i pezzi di grande suggestione Il Torso del Belvedere in marmo, dai Musei Vaticani e la Statua di Spinario in bronzo, dai Musei Capitolini di Roma, per la prima volta posto a confronto con lo Spinario in marmo della Galleria Estense di Modena.
In mostra anche alcune opere fondamentali, recentemente restituite all'Italia da due grandi musei americani grazie all'azione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: due marmi dipinti dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles - Sostegno di mensa (trapezophoros) con grifoni e Bacino marmoreo (popanipter) con Nereidi, che per la prima volta verranno esposti con altri pezzi dalla stessa tomba di Ascoli Satriano, e il celeberrimo Cratere a calice a figure rosse cosiddetto "vaso di Euphronios" restituito dal Metropolitan Museum di New York.
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Visite serali in esclusiva
E' possibile organizzare visite serali per gruppi o visite serali individuali in esclusiva, al di fuori degli orari di apertura al pubblico, per ammirare le eccezionali opere esposte in una cornice unica e di grande fascino. |
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